Lolite alla riscossa ai tempi di internet

Lo sviluppo esponenziale della rete internet, dei social network e la diffusione capillare di strumenti di comunicazione amichevoli, dal facile utilizzo e a prezzi contenuti, hanno sicuramente favorito una maggiore disinibizione sessuale delle giovani generazioni.
Stiamo parlando, nella fattispecie, delle diciottenni, o meglio delle teen che in pochi anni di utilizzo del web, hanno saputo coglierne tutti gli aspetti più funzionali e provocatori per metterli al servizio della loro adolescenza in prossimo esaurimento.

Passare da diciottenne a lolita è un soffio
Le nostre diciottenni porno, come quelle ad esempio che ci propone con grande forza espressiva Digisesso.com, hanno fatto di internet il loro cavallo di battaglia nell’offerta della propria nascente femminilità, potenziandola e amplificandola da dietro lo schermo dell’anonimato e della distanza.
Le vediamo allora alle prese con selfie di ultima generazione, capaci di sottolineare gli aspetti particolari del loro volto, come i Duck face e i fish gape (rispettivamente con le labbra atteggiate a becco o le guance a pesce) e relativi erotismi a quelle forme associate, oppure con i belfie, volti a mostrare il culo, oppure i piedi, le parti intime, oppure ancora proponendosi personalmente in riprese di atti sessuali completi, azioni lesbo, orgasmi e pompini dalla dubbia legalità.

Con questi presupposti sul confine del porno, le nostre diciottenni trovano facilmente il trampolino verso l’assetto di lolite, ovvero quelle giovani teen che sanno provocare l’adulto senza grandi sforzi, utilizzando unicamente la forza del proprio corpo ancora in crescita e dagli odori adolescenziali. Le lolite non devono utilizzare grandi armi di seduzione, ed proprio questo che suscita l’invidia delle Milf, fa incazzare le Cougar e immalinconire le Grannies.
Le diciottenni porno hanno già nel loro corredo erotico tutto ciò che serve loro per eccitare uomini e donne e condurli in solitari orgasmi all’interno delle loro stanze da bagno. Niente pizzi, o tacchi alti o altri espedienti da zoccola rivierasca, se non finalizzati unicamente a sottolineare il gap generazionale esistente fra sé e questi vecchi troioni in rottamazione. Niente di niente, oltre un intimo semplice color pastello, un fisico lineare e talvolta dalle forme ancora imprecise e la propria disponibilità al sesso, a farsi scopare indefinitamente da chiunque, anche a distanza e senza badare a distinzioni di genere sessuale.

Queste sono le nostre diciottenni porno. Loro fanno davvero poco, oltre a allungare le labbra a pesce. Una volta tenevano in mano il leccalecca a forma di cuore, ora tengono alla stessa maniera lo smartphone e si dilettano a inviare baci a forma cardiaca a noi che le guardiamo dalle pagine di Digisesso.com, e che facciamo ciò che supponiamo stiano facendo loro.
In realtà loro non fanno nulla. Il grosso del lavoro eccitatorio lo stiamo svolgendo noi, nell’intimo dei nostri canali spermatici, o nelle nostre sorgenti ormonali, guardandole e desiderandole. Loro, le diciottenni porno, attraverso internet ci mostrano soltanto strumenti copulatori e ci fanno intuire che sotto quegli slip rosa di Hello Kitty si nasconde la fonte della vita.
Non fanno nulla oltre a fornirci quella chiave di lettura del sesso che avevamo dimenticato da molto tempo.

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